Quando si guarda ai progressi che un bambino riesce a compiere nel giro di pochi mesi, per esempio nell’apprendimento del linguaggio, si resta stupefatti. Allo stesso tempo, lo si dà per scontato, senza dare troppo peso al magico meccanismo che gli permette di imparare ad associare parole e immagini con un numero di dati relativamente ridotto. Sicuramente una quantità ben lontana da quella richiesta oggi per il training di un modello di intelligenza artificiale come quelli sfruttati da ChatGPT e competitor.
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L’AI vuole copiare i bambini per minimizzare i dati di training
Un nuovo studio americano vuole indagare come il cervello dei bambini permette loro di associare parole e immagini, anche con pochi dati di training esperienziale. Se ci riescono loro, possono farcela forse anche i modelli linguistici del futuro, diventando più performanti e meno energivori. È una strada da tentare, e intanto si regalano dati e…
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