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Robot, sensori IoT e digital twin per un orto spaziale “a guida autonoma”



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Un progetto di ricerca lanciato da cinque università australiane sta studiando come poter coltivare cibo fresco, sano e vario nello spazio. Vuole offrirlo agli astronauti inviati nei prossimi decenni in missione sulla Luna o su Marte. Intanto si studia anche come reagirebbero ai sapori e ai gusti degli ortaggi prodotti, sia fisicamente che psicologicamente, sviluppando…

Pubblicato il 6 mar 2024

Marta Abba'

Giornalista



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Cibo sano, riciclabile, sostenibile e gustoso. Possibilmente anche vario, perché la monotonia del menù può fortemente impattare sia sulla salute dell’organismo, sia sull’umore, soprattutto quando si sta vivendo in una scatoletta fluttuante nel buio esistenziale dell’universo. È il cibo che cinque università australiane promettono a chi partirà per le missioni spaziali su Marte e sulla Luna a partire dal prossimo decennio. Ci lavoreranno per sette anni, giocandosi tutte le tecnologie più innovative e le idee più originali, a costo di sembrare al resto del mondo anche ridicoli. Chi parte sa bene che quello dell’alimentazione durante le missioni è un grosso problema. Sia di tempo, perché ci si assenta per anche 3 anni, sia di peso: ogni astronauta ha a disposizione circa 850 kg inclusa anche l’attrezzatura.

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