In un mondo dove il rischio di cyberattacchi è sempre più concreto, può apparire naturale concentrare gli sforzi sulla creazione di vere e proprie barriere digitali. Firewall, antivirus, sistemi di rilevamento delle intrusioni: l’arsenale tecnologico schierato per contrastare le minacce esterne è spesso impressionante. Tuttavia, non bisogna trascurare quelle che provengono dall’interno, da collaboratori negligenti, o addirittura malintenzionati, come purtroppo eventi di cronaca hanno spesso mostrato in passato.
Dimenticarle equivale ad accettare il rischio di fughe di dati, sabotaggi o frodi, con conseguenze potenzialmente disastrose per le attività, la reputazione e la salute finanziaria dell’azienda. Implementare una solida policy di gestione dei rischi interni (o IRM, Internal Risk Management) non è quindi un lusso, ma un elemento di vitale importanza per qualsiasi azienda attenta alla propria sicurezza e alla conformità con le normative vigenti.
Ma come si può passare dalla consapevolezza all’azione concreta? Come è possibile costruire un sistema IRM realmente efficace, che si integri in modo armonico nell’infrastruttura dell’azienda e si evolva in base alle minacce?
I passi da fare
Innanzitutto, la gestione dei rischi interni non si raggiunge per decreto, ma costruendola passo dopo passo. Ciò passa attraverso la creazione di un team multidisciplinare, in grado di affrontare il problema sotto ogni aspetto. Oltre al CISO, che avrà naturalmente un ruolo centrale, è cruciale coinvolgere le risorse umane, l’ufficio legale e i responsabili di funzione.
Ognuno apporta la propria esperienza e visione dei rischi, consentendo di tracciare un quadro completo della situazione e definire una strategia globale e coerente. Il sostegno e l’impegno della direzione generale sono elementi determinanti per la riuscita del progetto, che dovrà incarnare la cultura della sicurezza e fornire al team IRM i mezzi per portare a termine la propria missione.
Bisogna poi definire una direzione e obiettivi chiari e misurabili. Si tratterà innanzitutto di identificare i dati sensibili dell’azienda: informazioni riservate sui clienti, segreti industriali, dati finanziari, ecc. Una mappatura precisa della loro ubicazione e delle persone che vi hanno accesso è un prerequisito indispensabile.
Segue poi l’identificazione degli utenti a rischio. Non si tratta di mettere determinati profili in cattiva luce, ma di considerare il loro ruolo e caratteristiche seguendo un approccio oggettivo e fattuale: tra questi potrebbe esserci un collaboratore che ha accesso a dati sensibili, un consulente esterno, un interinale, una nuova risorsa non formata, ma anche un dipendente che ha dato segni di insoddisfazione.
Per dare concretezza all’approccio IRM, si definiranno quindi procedure chiare e precise per il rilevamento, l’analisi e la risposta agli incidenti. Come intervenire in caso di sospetta fuga di dati? Come far circolare le informazioni necessarie? Quali sono le misure da adottare per limitare l’impatto dell’incidente? La collaborazione tra i team è essenziale per garantire una risposta rapida e coordinata. Si possono organizzare esercitazioni di simulazione di attacchi per testare le procedure e le reazioni dei team.
La sensibilizzazione dei collaboratori è un ulteriore aspetto dell’operatività dell’approccio IRM. I dipendenti devono essere consapevoli dei rischi legati alla sicurezza dei dati e del loro ruolo nella protezione dell’azienda. Formazione regolare, campagne di comunicazione e l’implementazione di una carta della cybersecurity sono tutte leve importanti perché si possa diffondere una cultura della cybersecurity in azienda.
Approccio iterativo
La sicurezza è per sua natura un processo continuo. La policy IRM dovrà quindi essere regolarmente valutata e adattata in base ai feedback, all’evoluzione delle minacce e alle esigenze dell’azienda. L’implementazione di KPI consente di misurarne l’efficacia e di identificare le aree di miglioramento. Il tasso di incidenti rilevati, il tempo medio di risoluzione di un incidente, il numero di collaboratori formati alla sicurezza informatica, etc.
Tutte queste informazioni consentono di monitorare l’evoluzione della maturità dell’azienda legata alla gestione dei rischi interni, e di verificare anche il ritorno sull’investimento strategico che una tale policy rappresenta per qualsiasi organizzazione, indipendentemente dalle sue dimensioni o settore di attività.